Lo spettacolo scritto dal maestro Carlo Faiello restituisce voce e potere a Giulia De Caro, icona dimenticata della Napoli spagnola tra musica, coraggio e trasgressione

 

C’è una Napoli che non compare sui manuali di scuola. È fatta di vicoli, di osterie, di palchi improvvisati e di donne che, molto prima della parola “femminismo”, hanno saputo sfidare le convenzioni con la sola forza della voce e della presenza. È il mondo di Giulia De Caro, detta “la Ciulla d’a Pignasecca”, protagonista dell’ultimo spettacolo scritto da Carlo Faiello“La Ciulla”.

Uno dei nomi più enigmatici e affascinanti del Seicento partenopeo torna finalmente a vivere sul palcoscenico, restituita alla memoria collettiva da un’operazione teatrale che è insieme filologica, emotiva e politicamente rivoluzionaria.

 

Chi era la Ciulla? La storia di Giulia De Caro

Figura di donna di spettacolo e di potere, la Ciulla non era una nobildonna di corte né una santa. Era una voce audace, una performer popolare capace di muovere il pubblico, di farsi ascoltare dai potenti e di infrangere barriere in un’epoca in cui alle donne era concesso poco o nulla.

Le cronache dell’epoca la descrivono come un personaggio scomodo, temuto e amato. La sua vita è stata un continuo equilibrio tra la strada e la scena, tra il mercato di Pignasecca (che le diede il soprannome) e i salotti dove la sua arte faceva scandalo e meraviglia. Carlo Faiello ne ha tratto un ritratto suggestivo che restituisce, come dichiara lo stesso autore, «la genialità senza tempo di Napoli e la sua forza rivoluzionaria».

 

Lo spettacolo: parola, canto e Seicento napoletano

Sul palco non c’è solo la ricostruzione storica. “La Ciulla” è un intreccio raffinato di parola e canto, in cui la voce recitante di Gea Martire – interprete storica della scena partenopea – diventa il corpo e l’anima della protagonista. Martire, attrice dal tratto autentico del teatro napoletano, restituisce con immediatezza la voce diretta della Ciulla, grazie a pagine che sembrano uscite dai processi o dai fogli volanti del Seicento.

Accanto a lei, Elisabetta D’Acunzo e Chiara Di Girolamo completano un trio femminile potente, in cui la musica non fa da sfondo, ma diventa struttura narrativa. Le melodie, curate con rigore, rievocano il repertorio napoletano del Seicento, con strumenti e canti che danno corpo e respiro alla vicenda di una donna che ha segnato la storia musicale e mondana di Napoli.

 

Perché parlarne oggi? L’attualità della Ciulla

In un’epoca in cui si discute di emancipazione femminileagency e diritto alla parola, la figura della Ciulla appare sorprendentemente moderna. Non fu una vittima, ma una protagonista indomita che «ridefinì il proprio destino» senza chiedere permesso. Il suo sguardo, restituito dalla regia e dalla scrittura di Faiello, è lo stesso che attraversa i secoli per ricordarci che Napoli è stata, molto prima di altre città europee, un laboratorio di ribellione culturale al femminile.