
C’è un filo invisibile ma solido che lega il Golfo di Napoli al Río de la Plata. Si chiama emigrazione, nostalgia, ma anche rinascita. Si chiama TangoScugnizzo, progetto artistico che non è solo un concerto, uno spettacolo o un disco: è un ponte culturale. Un’idea che parte da lontano – molto lontano – e torna indietro, come un boomerang carico di storie, suoni e anime.
In un’epoca in cui si discute tanto di integrazione e identità, TangoScugnizzo sceglie la via più autentica: ricordare che l’italianità portata dagli emigranti in terre lontane non è mai andata perduta. Anzi, oggi compie un viaggio di ritorno.
Un ritorno alle origini (andate via per mare)
Tutto nasce da una consapevolezza storica: tra Italia e Argentina il legame è molto più che diplomatico. È carnale, musicale, popolare. Basti pensare che oltre il 60% degli argentini ha origini italiane. Il lunfardo – il gergo del tango – è intriso di parole nostrane. E la stessa Buenos Aires, per stile e malinconia, è spesso stata definita “la Napoli del Sud America”.
Ma in TangoScugnizzo questa connessione ancestrale diventa progetto contemporaneo, pensato per un pubblico internazionale, ma con un cuore che batte forte per tutti quegli italiani – e i loro discendenti – che hanno costruito e fatto grande l’Italia all’estero.
Non una celebrazione nostalgica, ma un’opera viva, capace di parlare alle nuove generazioni italo-discendenti e a chiunque creda che la cultura non abbia confini.
Diego Lemmi Moreno: l’artista dai due mondi
Al centro di questo progetto c’è un uomo, una voce, una storia. Il cantante e compositore argentino Diego Lemmi Moreno è l’anima pulsante di TangoScugnizzo. La sua biografia è già una dichiarazione d’intenti: metà della vita in Argentina, metà in Italia, e precisamente a Napoli.
Non è un caso. Napoli è la città del “scugnizzo” – il ragazzo di strada furbo, vitale, passionale – e Diego ne incarna lo spirito. La sua sensibilità artistica nasce proprio dall’esperienza diretta di chi ha attraversato l’oceano in entrambe le direzioni, portando sulle spalle e nella voce il peso e la bellezza di due appartenenze.
Lemmi Moreno non “interpreta” un personaggio: lo vive. La sua voce racconta il disorientamento di chi è nato da una parte ma ha imparato ad amare l’altra. La sua musica mescola il bandoneón del tango con la chitarra battente, la milonga con la tarantella, il respiro del Río con lo sciabordio del Golfo.
La storia dimenticata: Massimo Lemmi, il bisnonno partito da Mar del Plata
Per capire TangoScugnizzo, bisogna fare un salto indietro nel tempo. Nel lontano 1882, l’italiano Massimo Lemmi, bisnonno paterno di Diego, arrivò in Argentina. La sua destinazione non fu Buenos Aires, ma Mar del Plata, città di mare nella provincia di Buenos Aires.
Allora Mar del Plata era un piccolo porto in crescita, accogliente per migliaia di italiani in cerca di fortuna. Oggi è una metropoli balneare dal cuore inequivocabilmente “italiano”: piazze, caffè, gestualità, persino il modo di tifare a calcio.
Massimo Lemmi rappresenta quel milione e mezzo di italiani che tra il 1880 e il 1920 varcarono l’Atlantico diretti in Argentina. Non erano solo contadini o operai: portavano con sé canzoni, ricette, modi di amare e soffrire. E soprattutto portavano una capacità unica di mescolarsi senza perdersi.
Da allora sono passati più di 120 anni. E oggi il suo pronipote Diego, artista sensibile e cosmopolita, restituisce simbolicamente quel viaggio. Non come un erede passivo, ma come un creatore attivo che guarda con attenzione critica e amorosa alle sue due società d’appartenenza.
Un ponte ideale in epoca di multiculturalismo
TangoScugnizzo arriva nel momento giusto. Viviamo in un’epoca di iperconnessione e identità liquide. Ma anche di nuove chiusure e paure dell’altro. Il progetto di Lemmi Moreno non si limita a celebrare le radici: getta un ponte tra due mondi che, per quanto lontani geograficamente (oltre 11.000 km), sono vicinissimi per emotività, senso della famiglia, drammaticità e ironia.
L’italiano medio che ascolta TangoScugnizzo ritrova se stesso in una milonga. L’argentino medio scopre che la sua nostalgia ha un nome diverso – “’na sera ’e maggio” – ma la stessa intensità.
«L’Italia e l’Argentina sono due paesi che non si sono mai lasciati davvero», ha dichiarato recentemente Diego Lemmi Moreno. «TangoScugnizzo è il mio modo per raccontare che l’emigrazione non è una perdita, ma un arricchimento circolare. Io sono nato in Argentina, ma a Napoli ho trovato la mia voce. E ora quella voce torna in Argentina, ma anche in Italia, e nel mondo.»