

Un abbraccio tra due sponde dell’anima
C’è un luogo immaginario dove il Golfo di Napoli incontra le rive del Río de la Plata. Si chiama “Neapolis Mambo” ed è l’ultima creatura di Walter Ricci, voce e anima di un progetto che sfida ogni etichetta. Non è semplicemente jazz. Non è solo world music. È piuttosto un abbraccio musicale fatto di continua esplorazione, dove la tradizione mediterranea si fonde con l’energia primitiva dei ritmi latinoamericani.
Ricci, noto per la sua versatilità e per una vocalità capace di attraversare epoche e generi, sceglie questa volta di guardare a Sud – molto a Sud – senza mai dimenticare le proprie radici.
Jazz, mambo e il caos elegante di New York
Il cuore pulsante del progetto è l’incontro tra jazz e sonorità esotiche. Non un semplice innesto, ma una vera osmosi: il mambo, la cumbia, il son cubano, la rumba, la conga e il cha cha cha diventano tessuto connettivo di melodie pensate in napoletano.
“Un samba che non si discosta affatto dai brani del nuovo disco – racconta Ricci – anzi rimarca un sound che viene dal Sud America. Che sia cumbia, cha cha, mambo… samba.”
E proprio il samba diventa il filo rosso di un racconto sonoro registrato a New York, città simbolo di mescolanza e contraddizioni.
“L’ho registrato a New York con i miei amici musicisti americani – spiega l’artista – e dentro si sente tutto: il jazz della città, il caos dei clacson, la sua energia e la sua eleganza.”
La lingua madre come strumento rivoluzionario
Uno degli elementi più audaci e riusciti di “Neapolis Mambo” è la scelta di cantare in napoletano. Lontano dallo stereotipo folkloristico, Ricci trasforma la sua lingua madre in uno strumento ritmico perfettamente adattabile alla cumbia come al cha cha cha. Le parole scivolano sulle percussioni con una naturalezza sorprendente, dimostrando che il napoletano può essere duttile, sensuale, ipnotico – mai provinciale.
Non è un caso che lo stesso artista descriva il progetto come un “mix tra jazz e sonorità esotiche”, dove l’esotico non è mai folkloristico, ma diventa piuttosto un ponte sonoro tra culture lontane solo sulla carta geografica.
Perché “Neapolis Mambo” parla al presente
In un’epoca in cui la world music rischia spesso di cadere nell’effetto souvenir, Walter Ricci sceglie la strada opposta: l’esplorazione continua. Non ci sono concessioni al facile esotismo, ma una ricerca autentica che parte dalle strade di Napoli, attraversa gli studi di New York e si nutre dei ritmi del Sud America.
Il risultato è un album che abbraccia l’ascoltatore senza mai imprigionarlo in un genere. Jazz, samba, mambo e cumbia convivono in un equilibrio instabile e vitale, proprio come il caos dei clacson newyorkesi che Ricci ha voluto lasciare intravedere tra una nota e l’altra.